Mi sono imbattuta in questa pubblicazione perché ho conosciuto Francesco e ho avuto il piacere di allenarlo. Un pomeriggio chiacchierando tra le gocce di sudore mi parla del suo libro. Mi racconta che è la sua storia e che avrei dovuto leggerlo perché così sarei riuscita a conoscerlo meglio….Adorando le biografie non me lo sono fatta ripetere due volte e lo ho preso immediatamente!
Lo ho letto in un fiato e posso assicurarvi che aveva ragione… Tra le pagine ho rivisto Francesco, un uomo sincero, sorridente, fortemente legato alle sue radici Bergamasche, alle sue due figlie e alla sua famiglia. In “Fuori dal ristorante” si è raccontato per l’incredibile persona che è! Chiacchiera con il lettore e attraverso le sue storie racconta di chi si cela dietro la figura impeccabile vestita in abiti sartoriali sempre perfetti.
“Essere se stessi non è facile, ci sarà sempre qualcuno che ti dirà che così come sei non farai mai nulla. Cerca di capire cosa ti piace, le tue passioni e i tuoi sogni, e comincia a inseguirli senza rinunciarvi mai. Non è detto che avrai successo , ma se fallirai avrai la prontezza di capire come e da cosa ripartire, e questo fa tutta la differenza.”
Un uomo che è diventato grande grazie alla forza di Bruna, sua madre della quale è pazzamente innamorato, e allo spirito di suo padre, Vittorio che partendo da un’idea folle come quella di portare il pesce nella terra della polenta è riuscito a farsi strada nella ristorazione. Ma cosa è la follia se non una scintilla di genialità…
“Non puoi realizzare un sogno se non lo immagini come una possibile realtà. Non puoi dar vita all’incredibile se non sei il primo a crederci. Quando ti danno del pazzo sei sulla strada giusta, non calcherai quella degli altri, sarà la tua, che sia un lieto fine o meno.”
Ciò che mi ha colpito di più è la tenacia della famiglia Cerea, unita e indivisibile che ha saputo portare il marchio Da Vittorio in tutto il mondo attraversando peripezie di ogni tipo.
“Sarebbe stato più facile, per noi Cerea, omologarci, ma abbiamo scelto di essere autentici, di essere unici e riconoscibili, di costruirci, con fatica e spesso rischiando, un’identità. Senza identità nulla è possibile, nulla esiste, nemmeno noi stessi.”
Nel suo racconto Francesco disegna lo spirito dei cerea e di come Vittorio e Bruna tenendosi sempre per mano hanno saputo crescere 5 figli insegnando loro delle qualità rare da trovare oggi: perseveranza, amore per il lavoro e la passione.
È quest'ultima, la passione, che li contraddistingue dal classico marchio di lusso, li eleva e li rende unicamente autentici.
“Un sogno, per durare nel tempo, deve essere più grande di noi, ma noi dobbiamo calcolarne il peso e decidere quanto siamo disposti a sacrificare… cercando di mantenere il fiato, come un maratoneta.”
Questo è un passaggio che mi ha particolarmente colpito: “La vita è imprevedibile… abbiamo paura della crisi… perché temiamo che possa essere la fine di tutto, mentre molto spesso è solo l’inizio di qualcos’altro. La crisi può distruggere il progetto che abbiamo faticosamente realizzato… oppure… dopo averlo salvato, per il rotto della cuffia, ci ritroviamo seduti in un angolo a chiederci se valeva la pena fare tutti quegli sforzi… Molte grandi menti sono arrivate sulla vetta dopo aver attraversato una profonda crisi che ha rivelato la strada giusta da percorrere. La cosa che ci fa più paura è renderci conto di ciò che davvero vogliamo quando sia troppo in là con gli anni perché qualcuno ci ha messo in testa che “è troppo tardi”. Sbagliato: NON È FINITO NIENTE FINCHÈ NON FINISCI TU.”